Disciplina e tanta forza di volontà

Autore: Gianluca Ferrauto
Pubblicato il: 19 aprile 2019

Apprezzate anche voi le persone disciplinate? E voi lo siete? Ma che cosa significa questa parola e a che cosa serve la disciplina? È un atteggiamento che possiamo sempre mantenere oppure no? E in quali contesti?

La disciplina può avere molti significati, da quello militare a quello ecclesiastico, passando per una materia di studio e il diritto inteso come l’insieme delle norme volte ad assicurare il buon funzionamento di uno stato o di una comunità.

È dunque molte cose allo stesso tempo o, meglio, assume differenti significati. Ma oggi pare essere un concetto appartenente al passato, a modalità educative vittoriane, a iconografie di poeti che si legavano alla sedia per costringersi allo studio: “Volli, fortissimamente volli”.

Nelle varie esperienze professionali incontriamo spesso persone disciplinate? “Sfruttiamo” questa dote per definire e poi raggiungere obiettivi ambiziosi, piuttosto che per organizzare strutture aziendali confuse o ancora per impostare progetti complessi conferendo responsabilità importanti e deleghe sempre più ampie?

Siamo disciplinati per rappresentare un buon esempio agli occhi dei collaboratori così come a quelli dei capi e dei colleghi. Così facendo la disciplina non pesa e non costringe, ma porta concreti vantaggi e reali benefici nel lavoro quotidiano come nella gestione delle aziende.

Anche nello sport la disciplina è decisiva e spesso vincente. Conducendo una vita regolare, rispettando diete alimentari e accettando regole comportamentali rigorose si raggiungono obiettivi eccellenti.

Purtroppo molti talenti si perdono per strada, si lasciano andare e non accettano di rinunciare a nulla per costruire un futuro di grandi soddisfazioni. 

Ritengo lo sport un’ottima palestra di vita perché le rinunzie possono essere ampiamente compensate dalle soddisfazioni, dai riconoscimenti e dai premi (non necessariamente in denaro) che si ricevono. 

Come nel lavoro o nello sport, anche nella vita privata la disciplina è importante.

Facendo ciò che devo con la dovuta attenzione, mantenendo fede agli impegni presi con me stesso e con gli altri, posso raggiungere davvero ottimi risultati.

Nonostante questa mia convinzione, per esempio, io non riesco a seguire costantemente una dieta e nemmeno a smettere di fumare: potrebbe essere mancanza di disciplina?

Ma allora perché siamo o non siamo disciplinati? Una prima risposta potrebbe essere riconducibile alla motivazione, che si può avere o no. Le differenti esperienze (da quella professionale a quella sportiva o personale) dimostrano come la disciplina abbia successo quando si hanno forti motivazioni con i riconoscimenti che ne conseguono.

Però spesso, anche se non capita a tutti, quanto facciamo per essere disciplinati sembra essere più un dovere o una limitazione e, dunque, un obbligo al quale dire di no appena possibile.

Se fossimo in aula mi piacerebbe giungere insieme alle conclusioni, viceversa, dovendo scrivere e non potendo ascoltare i pareri e le esperienze dei singoli mi vedo costretto ad anticipare una serie di ipotesi così che ognuno possa trovare quella che meglio lo rappresenta o gli si addice.

In sostanza, quanto devo e quanto voglio essere disciplinato?

A cosa può essere utile oggi la disciplina?
Per l’apprendimento? Per lo studio? Per la cura di sé (intesa come salute o forma fisica)?
Per il raggiungimento dei propri obiettivi? Per l’educazione dei figli? Cos’altro?

Una forte motivazione stimola la nostra volontà: se so che posso farmi male mi imporrò la regola del non farlo e, allo stesso modo, se so che posso vincere farò di tutto per ottenere questo risultato. Con l’augurio di entrare in un circolo virtuoso di rispetto delle regole, di attenzioni e di disciplina.

Eppure non basta: molti fumatori vanno avanti a fumare, le persone sovrappeso continuano a mangiare, i ritardatari sono sempre in ritardo e gli indisciplinati vivono più o meno serenamente la loro vita.

È dunque il pieno rispetto delle regole la disciplina? Se sì, di quali regole si parla?

I codici comportamentali delle cosche malavitose hanno regole ferree alle quali tutti si attengono a rischio di punizioni durissime. Ma quel genere di rispetto del regolamento non ci piace e certamente non lo usiamo come modello positivo.

La disciplina militare, a volte, ci sembra esagerata, sebbene gli ufficiali ne siano profondamente convinti. La disciplina della chiesa per i porporati non è discutibile e persino le discipline scolastiche sono state duramente contestate negli ultimi anni. Ma allora qual è la disciplina giusta? Ne esiste una?

Sinceramente è molto difficile dare risposte che possano soddisfare tanti pareri differenti così discordanti fra loro. Anzi, è probabilmente impossibile. Ma su una cosa potremmo trovare un punto d’incontro: la disciplina è un comportamento.

Se la disciplina è un comportamento, è ragionevole dire che dipenda dalle nostre convinzioni e dai nostri valori. Troveremo conforto in questa definizione leggendo la mappa dei livelli logici di R. Dilts.

Le nostre convinzioni condizionano i nostri comportamenti

Siamo quindi condizionati dai nostri valori, ma è difficile se non quasi impossibili non rispettare un valore. Valori come la famiglia, l’amore, l’onestà e valore assoluto della vita sono irrinunciabili e per questo facciamo e faremo molta fatica ad accettare pienamente persone con valori differenti. La flessibilità relazionale e mentale potrebbe non bastare, ma proprio nel valore del rispetto potremmo trovare la soluzione a un comportamento adeguato indipendentemente da chi sarà il nostro interlocutore (concorrente o avversario).

Nella gestione del nostro tempo cerchiamo di trovare il momento adatto per capire, per approfondire e per chiedere piuttosto che per asserire. Molte risposte ai tanti perché sono profondamente custodite dentro di noi e serve quindi comunicare correttamente, fare le domande giuste e ascoltare le risposte fino alla fine, senza interpretare e senza giungere a conclusioni affrettate.

Ascoltare attivamente per comprendere i diversi pareri non sarà un atto di sudditanza o di debolezza ma un grande e positivo esempio di umiltà, dote sempre più rara e quanto mai eccelsa.

Per comunicare in maniera efficace e per motivare le nostre idee o le persone non necessitiamo di disciplina, ma quest’ultima agevolerà l’acquisizione delle tecniche migliori che, insieme al nostro talento, produrranno ottimi risultati creando nuove e positive relazioni.      

Voglio condividere questa frase di Gandhi:

La più alta forma di libertà porta con sé la più grande misura di disciplina e umiltà. La libertà che viene dalla disciplina e dall’umiltà non può essere negata, la licenza sfrenata è un segno di volgarità sia verso sé stessi sia verso il prossimo.

La comunicazione è imprescindibile e indipendente sia dai fattori esterni sia da quelli interni: non possiamo non comunicare, quindi meglio prenderne atto e cercare di comunicare bene. La comunicazione è a due vie perché ciò che dico avrà una risposta, ciò che faccio prevederà una reazione: possiamo prepararci e allenarci, ma ogni colloquio è una storia a sé, ogni incontro può riservare inaspettate novità perché siamo tutti diversi e tutti abbiamo le nostre idee, i nostri convincimenti e le nostre abilità. Se qualcosa non riesce diciamo che è difficile, se non riusciamo a raggiungere il risultato diamo la colpa agli altri, al tempo o chissà che cosa mentre dovremmo umilmente riflettere su come abbiamo agito, sul nostro livello di preparazione e su quali strumenti avevamo a disposizione.   

Le cose non sono difficili o facili, semplicemente sappiamo o non sappiamo farle. D’altronde, il tempo che normalmente impieghiamo per fare una cosa bene o male è lo stesso ma il risultato è molto diverso.

Vi lascio con un ultimo obbiettivo sui comportamenti e vi ringrazio per l’attenzione.

Obbiettivo SMART:

  • imponiamoci di modificare almeno tre comportamenti quotidiani
  • diamo loro una votazione con una scala da 1 a 10 (10 è il massimo) che esprima la difficoltà nel concretizzare questi cambiamenti (1 non faccio fatica, 10 faccio moltissima fatica)
  • dopo una settimana, poi dopo quindici giorni e infine un mese, confrontiamo i voti e chiediamo ad amici, colleghi, compagni se siamo davvero migliorati e di darci un voto da 1 a 10.